La Prof “infastidita” non può punire gli studenti, ma l’appello dei genitori è un’equivoca lezione.

Per proteggere un figlio saremmo disposti a spingersi fino a estremi per difenderlo, ma ci sono casi in cui non è necessario arrivare a tanto. Un esempio è la vicenda dell’11 ottobre scorso all’istituto Viola Marchesini di Rovigo, quando una professoressa di Scienze è stata presa di mira con una pistola giocattolo per tutta l’ora di lezione. Uno dei “proiettili” le è anche finito in un occhio, mentre uno degli alunni riprendeva la scena con il cellulare. Il consiglio di classe ha deciso cinque giorni di sospensione per lo studente che aveva sparato, e altrettanti per quello che aveva ripreso la scena con il cellulare. Tuttavia, una delle famiglie dei ragazzi coinvolti ha presentato ricorso interno alla scuola e, grazie a un errore nella stesura del testo, ha ottenuto l’annullamento della sospensione.

Questo incidente evidenzia come i ragazzi possano non riconoscere l’autorità dell’insegnante e come i genitori possano essere pronti a fare ricorso pur di difendere i propri figli. Tuttavia, ci sono situazioni in cui non c’è equivoco su chi abbia torto o ragione, e in queste situazioni bisognerebbe accettare la punizione e suggerire ai propri figli di scusarsi con la professoressa coinvolta. Se così non fosse, il messaggio che si trasmette è che l’autorità non conta nulla, un messaggio che causerà problemi più gravi in futuro.


Pubblicato

in

,

da

Tag:

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *