Conte e il Manifesto di Ventotene: Polemica con Meloni

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Conte e il Manifesto di Ventotene: Polemica con Meloni
Conte e il Manifesto di Ventotene: Polemica con Meloni

In un mondo dove le decisioni sembrano sospese su un filo, si apre la scena con la polemica vibrante creata dall’arte di discutere, emersa dalle parole della presidente Von der Leyen. La questione? Un cambio improvviso di direzione, un po’ come volgere il timone di una nave all’ultimo minuto.

Si parla di una marea di idee che, nel 2016, erano apparse chiare e degne di apprezzamento. È qui che la memoria ci gioca un brutto scherzo. Gli avvertimenti di un’irriconoscenza che bussa alla porta non possono essere ignorati; ricordiamoci che ogni gesto ha un peso.

La presidente ha volato in fretta verso Bruxelles, magari spinta dalla brama di abbracciare nuovi impegni. Ma non poteva rimanere qui, nel caldo abbraccio del Parlamento? Certo, la narrazione si arricchisce con motivi di gruppo europeo e impegni di partito, ma ogni tanto si intuisce quasi un’assenza che lascia segni.

Eppluribus unum, attenzione: l’ombra dell’irriconoscenza non deve oltrepassare la soglia. La storia ci ricorda che se la presidente Meloni oggi siede al Consiglio Europeo, dialoga con i leader e scatta fotografie storiche, è grazie alla visione di coloro che hanno firmato il manifesto dei popoli, i pionieri come Spinelli, Colorni e Rossi. Dobbiamo a loro il sogno di un’Europa libera e democratica, un sogno che continua a danzare sulle note di una melodia di unità.

Quindi, cosa ci insegna tutto questo? Forse, la narrativa di ieri ci offre le chiavi per aprire le porte di domani. Viviamo tra le righe di una storia non ancora scritta, dove il dialogo e la cooperazione sono il fondamento di tutto ciò che sarà. Ogni parola, ogni decisione, ogni gesto – sono tutti parte integrante di un copione che dobbiamo ancora completare.

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